Riflessioni sull’Open Source

Sinceramente mi ero ripromesso tempo addietro di evitare con tutte le mie forze di parlare della guerra tra i fanboy di iOS e Android. Discorsi del tipo “si però l’ultimo telefono di Samsung ha il vetro dello schermo che la Apple se lo sogna”, “quello è un telefono con 12 core”, “ma che dici, la Apple ha messo il centro notifiche in iOS dal 1999”. Personalmente credo che siano discorsi da bar che, lo ammetto, la prima volta che li fai sono anche divertenti ma che dalla seconda volta che parli delle stesse cose diventano alquanto imbarazzanti. Di conseguenza non voglio parlare delle ultime novità dei produttori di cellulari e di come si facciano la guerra a suon di brevetti (anche se devo ammettere che l’ultima lavatrice che ha presentato Samsung è identica a quella di un suo concorrente), ma piuttosto vorrei prendere spunto dall’affermazione tipica di un fanboy Andriodiano, quell’affermazione ultima, la massima di sistema, quella usata come ultimo fendente contro il fanboy Apple, il deus ex machina, l’argomentazione principe con cui controbattere qualsiasi affermazione, l’anello con cui controllare tutti gli altri, l’incontrovertibile verità a cui nessuno può controbattere: “Ma tu lo sai che Android è open source, vero? Eh, vuoi mettere? Cioè…dai!”.

Bam. D’ora in poi l’interlocutore medio, non troppo tecnologicamente ed informaticamente informato, cederebbe sotto il colpo micidiale inflitto dall’Androidiano, abbasserebbe lo sguardo e sommessamente abbandonerebbe la conversazione lasciando all’avversario il gusto della vittoria. Al contrario, un interlocutore serio, a questo punto della conversazione, si metterebbe le mani tra i capelli e proverebbe a controbattere per quel che può. Da questa breve ed intensa storia, a tratti autobiografica, ho iniziato a riflettere su che cosa significhi realmente l’Open Source per l’utente di questi sistemi. La conclusione a cui sono arrivato è che sia nella pratica che nella tecnica, il fatto di usare un sistema Open Source rispetto a uno Closed Source di fatto è ininfluente. Per l’utente medio, e cioè quell’utente che per intenderci alla domanda “Che cosa è internet?” risponde “Quella e celeste sullo schermo del mio PC”, il fatto che il sistema su cui riesce a chattare su FaceBook sia stato sviluppato da un’azienda o da un gruppo di hacker è per lui un fattore sconosciuto e allo stesso tempo irrilevante, un po’ come pretendere da uno scimpanzé del Kenya di esprimersi sulle elezioni politiche in Italia: l’importante è continuare a mangiare banane… ehm, chattare su FaceBook.

In realtà per la maggioranza (vogliamo azzardare un 90-95%?) degli utenti di tecnologia qualunque sistema appare come un sistema chiuso. Di questi tempi è molto probabile che tra le vostre cerchie conosciate qualche fanboy che vi abbia parlato del fatto che Android è Open Source, ma tra questi, a meno che non siate degli sviluppatori, quanti ne conoscete che abbiano contribuito con una patch ad Android? Bene, anche chi sostiene che la potenza di Android sta nell’Open Source ma di fatto non contribuisce al suo progresso, nella realtà subisce ed usa un sistema a lui totalmente chiuso. L’unica cosa di cui ha bisogno è usare quel dispositivo e pretendere che faccia quel che deve senza troppi problemi. Dall’altra parte ci sono gli sviluppatori che rendono accessibile ed utilizzabile quei sistemi che l’utente medio usa. Da quest’altra parte, al contrario, il fatto di usare strumenti Open Source può fare la differenza ma, a ben vedere, non è tanto il fatto che si sviluppi su una piattaforma Open Source o meno ma piuttosto che la piattaforma stessa sia in grado di capire ed interagire con gli strumenti Open Source (quelli veri) che usa lo sviluppatore. Questo si che può essere determinante. Di conseguenza anche allo sviluppatore consapevole, il fatto che si sviluppi su un sistema Open o Closed, in linea generale non fa alcuna differenza. In ogni caso deve adattarsi a sviluppare per un sistema specifico.

Con tutto questo non voglio dire che il mondo dell’Open Source sia inutile, anzi, voglio solo sottolineare che alla fine, a meno che non si stia contribuendo a sviluppare un sistema, quel sistema apparirà in ogni caso chiuso, a maggior ragione se non si hanno competenze tecniche per svilupparlo e di conseguenza ogni speculazione, tipo la scenetta dell’inizio articolo, con cui si vuole dimostrare la superiorità di un sistema contro un altro basandosi sul fatto che quel sistema è Open Source è inutile e controproducente.

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